by Riccardo Esposito | 18 Jun 2014 | Content Marketing |
Ormai abbiamo raggiunto un buon numero di interviste su Mediabuzz. Ogni lunedì pubblichiamo le opinioni dei professionisti del web, impegnati in diverse attività: c’è chi si occupa della SEO come Benedetto Motisi, chi del social media marketing come Domenico Armatore e chi del branding come Cinzia di Martino. L’obiettivo è sempre lo stesso: introdurre un profilo professionale e comprendere il suo punto di vista rispetto all’integrazione della native advertising nell’universo web marketing. Su questo blog abbiamo visto che la native advertising non è nata con internet, ma ha una storia che affonda le radici nella comunicazione cartacea, televisiva, radiofonica. Inoltre le ricerche sono fiduciose nella possibilità di far apparire la native advertising come un contenuto non ingannevole. Perché la vera sfida di questo modello pubblicitario si lega proprio all’autorevolezza del messaggio e di chi lo ospita. Una delle domande che lasciamo nelle interviste lancia una sfida: “il 2014 sarà l’anno del native advertising. Quali saranno le implicazioni riguardo all’autenticità del web, dei giornalisti e dei blogger?” L’autenticità Questa è la chiave di tutto. L’autenticità. La native advertising, qui in Italia, ha ancora qualche pregiudizio da affrontare perché si fa ancora molta fatica ad accettare il binomio pubblicità/utilità. Noi consideriamo la pubblicità come qualcosa di falso, ingannevole, capace solo di dare visibilità a un prodotto o un servizio senza considerare l’utilità dell’utente finale. La pubblicità è lo spot che interrompe il telefilm sul più bello, è il momento da sfruttare per alzarsi dalla poltrona. La Native Advertising è altro Esatto. La native advertising ha un universo di fronte a sé nel momento in cui riesce a puntare su utilità e...
by Danilo Polidori | 16 Jun 2014 | Eccellenze digitali Italiane, MediaBuzz Blog |
Scrivere per il web non è un gioco da ragazzi, non è un’attività da lasciare ai margini di un progetto. Ormai i testi si sono guadagnati un posto di tutto rispetto nell’economia di un sito web, e quando decidi di sfruttare la forza del blogging devi puntare molto sui contenuti scritti. Chi crede che la scrittura per il web sia un compito da lasciare al nipote diplomato in ragioneria sbaglia, e neanche poco. Esistono delle figure specializzate, dei professionisti che lavorano ogni giorno con le parole, con i piano editoriali, con le pagine cartacee e digitali. Alessandro Scuratti è una di queste figure: perché non lo intervistiamo? Chi sei e di che cosa ti occupi? Innanzitutto un saluto. Grazie di questa bella opportunità! Sono un business writer che, a cavallo del Duemila, ha fatto il salto dalla carta al web. Di che cosa mi occupo oggi? Creo contenuti per il web. Non riesco a esser più preciso di così, dal momento che la mia curiosità mi ha portato nel tempo a interessarmi di vari aspetti del web, non solo di quelli legati alla scrittura online. Ma in fin dei conti sono rimasto un redattore: mi sforzo di creare contenuti di qualità. Racconta come hai iniziato. Nel 2000, la fidanzata di allora mi regalò per il compleanno – su mio consiglio – il libro “Web Usability” di Jakob Nielsen. La sua lettura mi entusiasmò, già dalle prime pagine. “Fico” pensai “potrei trasferire le mie competenze dalla carta al web”. E così è successo! In effetti, subito dopo frequentai un corso annuale di “Web content editor”, anche se il grosso della mia formazione è stata...
by Riccardo Esposito | 13 Jun 2014 | Social Marketing |
Stai lavorando sul tuo canale Youtube, vero? Perfetto, questo è lo spirito giusto soprattutto se vuoi dare una svolta alla tua content strategy. Parlare di contenuti di qualità è un’ottima cosa, ma devi diversificare il tuo approccio: devi portare il concetto di qualità oltre alla forma scritta. Detto in altre parole, non basta pubblicare ottimi articoli. Oggi per differenziarti devi lavorare sodo anche con le immagini, magari con le infografiche, e con i video. Youtube offre un’ottima soluzione per caricare, ospitare e dare visibilità ai tuoi prodotti. Mountain View ha perfezionato la piattaforma Youtube: ora ti permette di ottimizzare i tuoi contenuti video come mai nessuno era riuscito a fare prima. Puoi caricare video di alta qualità, puoi scegliere delle musiche, puoi creare delle playlist e dei collegamenti tra i vari video. Insomma, puoi fare tanto. Tu però devi metterci la creatività, le idee. Devi creare dei contenuti che sappiano intercettare i gusti del tuo target. Insomma, vale lo stesso discorso che facciamo per i testi scritti. E anche con i video ci sono degli accorgimenti utili per ottimizzare i post. Qual è l’obiettivo? Migliorare l’engagement, ovvero il coinvolgimento del pubblico rispetto ai video, e di conseguenza il traffico. Come risolvere questo problema? Qui ho un’infografica firmata Quicksprout che riassume ottimi consigli. Compila i metadati Un aspetto chiave per il successo dei tuoi video: devi compilare con attenzione tutti i campi dedicati ai metadati, ovvero tutte le informazioni che possono aiutare il tuo video a farsi trovare. Senza un buon lavoro di metadati i tuoi video non verranno trovati sui motori di ricerca. In particolar modo devi compilare: Titoli Descrizioni...
by Riccardo Esposito | 11 Jun 2014 | MediaBuzz Blog |
Il contact form è quell’elemento di una pagina web che ha come obiettivo l’invio di un messaggio. In particolar modo viene utilizzato nelle pagine contatti per facilitare l’invio di email, e nelle landing page. In questo caso, però, l’obiettivo è più delicato. In una pagina contatti generica cerchi di facilitare la comunicazione, in una landing page devi convertire. Ovvero devi sfruttare la visibilità del sito web per ottenere quello che cerchi, per convertire, per trasformare i visitatori in clienti, lettori fidelizzati, download. Il contact form, quindi, è un elemento chiave delle pagine più importanti del tuo sito web. Sai che potrebbe bastare un dettaglio per migliorare le prestazioni delle tue pagine? Ne ho elencato un paio in questo articolo: Numero dei campi La base è questa: devi inserire solo i campi necessari. Inutile chiedere mille dettagli a un utente che non ha alcuna voglia di perdere tempo e compilare l’ennesimo form. Tu vuoi sapere il nome e cognome, l’email e la richiesta? Bastano tre campi. Ovviamente tutto dipende dagli obiettivi del form (ci sono casi in cui è necessario per il tipo di operazione avere più campi) ma i dati di alcune ricerche (immagine sopra) sono chiari: aumenta il lavoro da fare per l’utente e diminuiscono le conversioni. Rassicura L’utente ha bisogno di essere rassicurato, vuole sapere che cosa farai con i suoi dati. Lascia una stringa di testo per spiegare che non riceverà spam e che il suo contatto sarà utilizzato solo per questioni relative al messaggio inviato. Per aumentare la sicurezza in termini di privacy cita le norme che rispetterai o, meglio ancora, inserisci un pop up con un’informativa completa...
by Danilo Polidori | 9 Jun 2014 | Eccellenze digitali Italiane |
Il web è in continuo mutamento, ma una certezza è qui, di fronte a noi: i social non sono un gioco da ragazzi. Possiamo affidare pagine Facebook e account Twitter al nipote di turno, al perfetto sprovveduto. Risultato? Un buco nell’acqua. Fortunatamente c’è una consapevolezza diversa, una consapevolezza che prende piede giorno dopo giorno e che chiede a gran voce figure specializzate nel settore. Le aziende hanno bisogno di community manger, e oggi ne abbiamo intervistato uno davvero speciale: Domenico Armatore. Conosciamolo meglio. Ciao Domenico, di cosa ti occupi? Sono founder di Community Manager Freelance e co-founder di Pinterestitaly, il blog italiano non ufficiale su Pinterest (quindi sono collega di Valentina Tanzillo). Oggi lavoro come Community Manager freelance e aiuto PMI e start up a costruire una propria identità sui social media. Inoltre sono docente di Community Management e Pinterest marketing per diverse realtà italiane, tra le quali Ninja Marketing e Il Sole 24 Ore. Racconta ai lettori di Mediabuzz come hai iniziato. Diciamo che la mia vita professionale è iniziata a Roma – dove ho fatto un po’ di esperienza nell’Ufficio Stampa dell’Accademia Santa Cecilia – e poi è continuata a Milano. Qui ho avuto la fortuna di entrare in We Are Social e di lavorare come Account e Community Manager per diversi brand nazionali e interazionali. Poi è arrivato il giorno in cui ho deciso di mollare un (quasi) posto fisso e di seguire l’esigenza di costruire un progetto tutto mio. Così è nato Community Manager Freelance che, oltre ad essere il mio sito “aziendale”, è anche il primo blog in Italia dedicato ai Community Manager. Partirà proprio...
by Riccardo Esposito | 6 Jun 2014 | Content Marketing |
Hai deciso di lavorare con la newsletter e di inviare aggiornamenti costanti ai tuoi lettori? Ottima idea: l’email ha un valore profondo per un potenziale cliente o per un lettore fedele. L’email è intima, non dispersiva, si conquista un posto (e quindi l’attenzione) nella casella email. Ma soprattutto è sinonimo di una scelta precisa. Mi interessano gli aggiornamenti di un blog? Seguo con piacere i suoi articoli? Bene, mi iscrivo alla newsletter per non perdere i contenuti più interessanti. Questo è l’equilibrio chiave della newsletter: continuo a rimanere iscritto a questa lista perché so di ricevere solo argomenti targettizzati. E anche chi manda l’email deve seguire questo principio, altrimenti rischia un’emorragia di iscritti. In altre parole la newsletter precipita e perde il suo valore. Se mi abbono a una rivista di automobili non voglio leggere articoli dedicati alla caccia, giusto? Bene, questa è la linea da seguire. Ma come inizia il tuo percorso verso la pubblicazione di una newsletter? Come si raggiunge una massa critica di contatti (targettizzati) per giustificare l’invio di un messaggio? Ecco qualche consiglio preso dalla mia esperienza personale. Usa un form Il primo passo per ottenere nuovi iscritti alla neonata newsletter è semplice: devi pubblicare un form, magari nella sidebar del blog o alla fine degli articoli, che permetta al visitatore di inserire il proprio contatto. Può essere utile, nel momento in cui studi il design del form, inserire un messaggio intorno che spieghi cosa sta per fare l’utente: si sta iscrivendo a una newslwetter dedicata a che cosa? Quale sarà l’argomento principale dei messaggi? Quale sarà il vantaggio dell’iscrizione? Ricorda che le persone amano i contenuti selezionati...
by Riccardo Esposito | 4 Jun 2014 | Content Marketing |
Esatto. La qualità dei contenuti è un valore trasversale: è un valore che attraversa il tuo post incrociando diverse sfaccettature. Detto in altre parole, non esiste un unico parametro per definire la qualità dei contenuti. E non esiste un unico parametro per valutare i diversi codici che compongono un articolo. Perché sai bene che le pagine web, oggi, nascono dalla fusione di contenuti differenti come la scrittura, le immagini e i video. In alcuni casi anche i podcast. Lavorare a una content strategy vuol dire individuare i contenuti utili al target di riferimento – articoli, infografiche, video tutorial, immagini quote – ma anche valutare la qualità di una pagina web attraverso prospettive differenti, trasversali. La lunghezza del post Il primo esempio è semplice. Io non valuto un testo dalla lunghezza ma dalla sua capacità di darmi qualcosa di utile. Un articolo può semplicemente suggerire un tool, quindi può usare poche righe per darmi la notizia. Ma se questa notizia per me è fondamentale (se il tool è veramente unico) l’articolo supererà la prova. Anche la semplice pubblicazione di una notizia di poche righe può essere un contenuto di qualità. Ma sei tu a lanciare la notizia o la stai semplicemente riprendendo da una fonte superiore? L’hai arricchita con il tuo punto di vista? La lunghezza non è tutto, vero ma la densità dei contenuti è importante. Grammatica e sintassi Subito dopo considero la qualità della scrittura: l’articolo è scritto bene? La sintassi segue un filo logico? La grammatica è stata rispettata? Non credo che un refuso, un errore di distrazione, vanifichi la qualità di un testo ma, allo stesso tempo,...
by Riccardo Esposito | 3 Jun 2014 | Eccellenze digitali Italiane |
Tutti vogliono un blog efficace, un blog che sappia attirare clienti e nuove opportunità di lavoro. Anche (e soprattutto) le aziende puntano su questo mondo, tanto che alcuni specialisti si sono concentrati solo sul blogging aziendale. Come si sta evolvendo questo settore? Si incrocia con gli altri dipartimenti dell’universo marketing? Lavora a stretto contatto con la SEO? E con il social media marketing? Quali sono gli sviluppi del blogging aziendali? Lo abbiamo chiesto ad Alessio Beltrami, uno che di blogging aziendale se ne intende. Chi sei e di cosa ti occupi? Mi occupo di comunicazione su web per professionisti e imprese. In particolare mi sono specializzato nella gestione di blog aziendali. Il mio contributo è quello di aiutare il cliente a definire la strategia migliore e individuare gli strumenti più adatti per praticarla. A volte operando direttamente (scrivendo anche i contenuti) altre coordinando le sue risorse interne. Parallelamente svolgo attività formativa attraverso corsi pubblici o privati in azienda dove spiego come sfruttare al meglio il blog aziendale. Racconti ai lettori come hai iniziato? Ho iniziato oltre 10 anni fa scrivendo su blog amatoriali, lo scopo allora era quella di generare un business autonomo basato su affiliazioni e advertising. Imparare a utilizzare gli “attrezzi” del mestiere, mi ha portato gradualmente a rivendere le mie competenze e affinarle col tempo fino dedicarmi esclusivamente ai servizi che offro oggi alle aziende. Meglio lavorare come un lupo solitario o in team? Meglio lavorare in team. La mia compentenza è limitata ad un singolo campo di applicazione (il blog aziendale) per forza di cose il team è necessario per integrare le figure complementari che...
by Riccardo Esposito | 30 May 2014 | Content Marketing |
Domanda secca, risposta difficile da formulare in poche battute. Parlare di Native Advertising vuol dire descrivere una forma di pubblicità integrata nella linea editoriale di un portale o di un blog. Per anni ci siamo lamentati delle pubblicità invadenti che interrompevano la fruizione dei contenuti audio e video con messaggi fuori luogo. Oggi tutto cambia, e la native advertising ci propone un nuovo modello. Un modello meno invadente, integrato con i contenuti che amiamo, legato alla linea editoriale, all’estetica, ai contenuti. Quasi non sembra di gestire una pubblicità. Ma è proprio questo il dato sensibile che lascia qualche dubbio: la native advertising mette a rischio l’autenticità del blog o della piattaforma che ospita i contenuti? Rischia di fuorviare il lettore che può scambiare un contenuto pubblicato a pagamento per una scelta indipendente dell’autore? Ho avuto la fortuna di incrociare questa infografica pubblicata su Copyblogger in cui si cerca di fare il punto della situazione: cosa significa fare Native Advertising nel 2014? È conosciuta come forma di pubblicità? Si investe in questo settore? E, soprattutto, come è percepita dai lettori? La risposta è interessante: il 61% degli intervistati considera la Native Advertising non ingannevole. Di parere opposto la restante fetta della torta: il 39% degli intervistati pensa che questa forma di pubblicità possa mettere in pericolo l’autenticità del sito. Un punto di vista interessante, non credi? C’è ancora tanta gente che considera la native advertising come un contenuto ingannevole. Eppure non c’è bisogno di andare nel territorio della pubblicità integrata per avere dei contenuti poco obiettivi, influenzati da altri interessi. Interessante il parere di Valentina Tanzillo a tal proposito: la native advertising...
by Riccardo Esposito | 28 May 2014 | Digital PR |
Ormai la tua azienda non può prescindere da una buona strategia social, così come non può evitare che le attività su Facebook e Twitter comprendano anche il rapporto con i clienti. Fondere settore social e customer care vuol dire cogliere tutte le opportunità necessarie per migliorare lo scambio in pubblica piazza tra azienda e cliente. Che sia potenziale o reale non conta: dare una buona informazione su una bacheca Facebook, un’informazione professionale e cordiale, vuol dire guadagnare punti per il tuo brand. Puntare poco sul customer service può essere pericoloso. Alcune ricerche sottolineano che in America gli scarsi investimenti in questo settore hanno un peso elevato, molto elevato: 83 miliardi di dollari. Una bella cifra, vero? Per migliorare questo settore ci vogliono investimenti, si devono abbattere le barriere tra i settori del tuo content marketing team. Ma volte basta seguire il buon senso. Ecco 12 citazioni che ti aiuteranno a dare una svolta al tuo customer service, ed ecco quelle che preferisco: Stai servendo un cliente, non stai subendo una condanna a vita. Per dire che devi affrontare il tuo lavoro con gioia, con il sorriso: la passione è tutto quando ti prendi cura delle persone. I tuoi migliori clienti lasciano una buona impressione. Devi fare lo stesso, solo così non ti abbandoneranno mai. Solo quando avrai lasciato una buona impressione al cliente avrai qualche possibilità di fidelizzarlo. I clienti non si aspettano un servizio perfetto. Si aspettano che tu riesca a risolvere il problema. Ci riuscirai? Hai le risorse e le competenze necessarie per farlo? Il cliente è soddisfatto? Fin quando non hai raggiunto il 100% della...