Le domande che ti aiuteranno a scrivere il prossimo post

Le domande che ti aiuteranno a scrivere il prossimo post

I grandi errori del blogging? Ce ne sono tanti e sono anche abbastanza evidenti: c’è chi inizia a scrivere senza pensare al proprio target, c’è chi lavora lasciandosi guidare solo dall’istinto e chi invece vuole calcolare tutto. Proprio tutto. Lavorare nel mondo del blogging, nella maggior parte dei casi, vuol dire procedere in equilibrio tra incertezze cosmiche e misurazione millimetrica. Tante sono le variabili, ma c’è un aspetto che riguarda solo ed esclusivamente l’autore: la capacità di autoanalisi. L’autore, detto in altre parole, è capace di farsi delle domande prima di iniziare a lavorare? Basta che si lanci nella mischia per ottenere buoni risultati? Deve riflettere come un monaco tibetano prima di scrivere e pubblicare? Sì. Deve riflettere. Forse non proprio come un monaco votato alla pace dei sensi, ma deve riflettere. Ecco perché voglio introdurre quelle che, secondo me, sono le domande indispensabili per un blogger. Soprattutto prima di pubblicare l’ennesimo post. Hai rispettato la tua nicchia? Credo che questa domanda sia molto importante perché per un blogger è facile, fin troppo facile, andare contro gli interessi della nicchia di riferimento. Mi spiego meglio. Quando scegli un argomento, quando scrivi un titolo, quando usi un termine piuttosto che un altro stai parlando al tuo pubblico. Ovvero alle persone che ti leggeranno. Ma il tuo obiettivo è un altro: il tuo obiettivo è la nicchia, quella porzione di pubblico strettamente targettizzato che sceglie il tuo blog come punto di riferimento. Ecco, le scelte non devono essere prese per un pubblico generico. La scrittura deve rispettare gli interessi della nicchia. A patto che tu voglia lavorare con le persone che fanno...
Social e webwriting: intervista ad Alessandro Pozzetti

Social e webwriting: intervista ad Alessandro Pozzetti

Social media marketing e web writing, un binomio perfetto. A volte tendiamo a separare queste professioni ma nella maggior parte dei casi sono allineate, quasi combacianti. Chi lavora con le parole sul web deve conoscere i meccanismi dei social (e non solo), chi si occupa di social non può ignorare la scrittura. Scrivere bene, scrivere per il web e per i social, non è semplice. C’è bisogno di conoscenza, c’è bisogno di professionalità. Ed è per questo che nelle nostre interviste non mancano mai specialisti del settore writing. Tra i primi che abbiamo intervistato ricordiamo Michele Papaleo, oggi invece è il turno di Alessandro Pozzetti: benvenuto su MediaBuzz e nel gruppo delle eccellenze italiane. Chi sei e di cosa ti occupi? Sono Alessandro Pozzetti (forse alcuni mi conoscono come APclick), ho 31 anni, una moglie, un cane (Oscar) ed un gatto (Gianni). Mi nutro per lo più di tortellini in brodo e di social media. Ecco, questi ultimi ho pensato bene di farli diventare una vera e propria professione nel 2012, con tutti i vantaggi e svantaggi del caso. Nel 2013 ho pensato bene di approfondire anche la parte writing – una mia vecchia passione – aprendo un blog apclick.it che, a distanza di nemmeno un anno e di una ottantina di articoli scritti, mi sta dando davvero molte soddisfazioni (infatti lo tratto come un figlio!). Come hai iniziato? Questo è un tasto dolente, nel senso che non vorrei mai ricordarlo. Io ho iniziato grazie ad un terremoto; difficile da credersi ma è così. Prima di maggio 2012, l’avvenimento che ha sconvolto e distrutto la maggior parte dei paesi della bassa...
Aumenta le condivisioni del tuo blog ora!

Aumenta le condivisioni del tuo blog ora!

Qual è l’obiettivo del tuo blog? Vuoi aumentare le visite? Vuoi fare lead generation? Vuoi proporre nuovi servizi ai lettori? Bene, in ogni caso hai bisogno delle condivisioni. Hai bisogno dei tuoi lettori fidati e delle loro condivisioni: hai bisogno dello share. Un tempo si andava avanti solo a colpi di ricerche, solo grazie a Google. Poi i social hanno guadagnato potere: sono diventati delle fonti di informazione. Le persone si aggiornano attraverso i social, cercano e trovano notizie grazie a Facebook, Twitter e Google Plus. Cosa significa questo? Significa che Il tuo blog deve ottimizzare il processo di condivisione se vuole sopravvivere. E deve farlo ora. Scommetto che vuoi sapere quali passi seguire, vero? Ho una piccola guida pronta per te. Social button La condivisione dei contenuti si basa su un fattore chiave: la presenza dei social button. Ovvero di quei bottoni che permettono al lettore di portare sulle bacheche di diverse piattaforme una pagina o un articolo del blog. Il primo passo da muovere è questo. Io consiglio di usare sempre i codici originali dei diversi social per inserire i button o di scegliere un plugin che ti permetta di organizzare bene risorse. Mi trovo molto bene con Really Simple Share Button e Flare: il primo allinea tutti i bottoni originali eliminando spazi e dislivelli, il secondo crea dei pulsanti di diverse forme anche sullo scorrimento laterale del post. Linearità e semplicità In ogni caso ti consiglio di evitare servizi diversi da quelli legati ai bottoni dei singoli servizi (in realtà questi plugin usano codice ufficiale). Il motivo? Molte alternative impongono passaggi di registrazione e autenticazione verso applicazioni terze:...
Il futuro dei contenuti al #webreevolution

Il futuro dei contenuti al #webreevolution

Ripeti con me questa parola: contenuti. Ancora una volta: con-te.-nu-ti. Sai di cosa sto parlando, vero? Certo. Di parole pubblicate su un sito web o su un blog. L’articolo che stai leggendo, ad esempio, è un contenuto. Perfetto, nessuno lo mette in dubbio. L’articolo è un contenuto, un contenuto valido e interessante agli occhi dei lettori.  Ma c’è dell’altro. Non basta scrivere su un blog per definire una strategia di Content Marketing. Non basta pubblicare articoli e ricondividere sui nostri profili social i contenuti firmati di proprio pugno. No, non basta. Qualche giorno fa ho ascoltato gli interventi dei miei colleghi al WebReevolution e la strada tracciata nel settore dei contenuti va in una direzione completamente diversa. User Experience dei testi La prima presentazione che ho ascoltato, ad esempio, è stata quella di Valentina Falcinelli – amica, collega e già ospite nelle interviste di MediaBuzz. Il titolo della presentazione è di quelli che attirano l’attenzione: Karate UX, come un copy ti butta giù un testo muro di cemento. Argomento? Come modificare la presentazione dei testi in un’ottica di user experience. Ovvero come fare in modo che i testi siano realmente appetibili, facili da digerire. Non a caso Valentina, nella presentazione, fa la differenza tra una peperonata (il testo che arriva come un muro di parole) e una bella insalata caprese (testo pronto per la lettura). Le righe lunghe aumentano lo sforzo cognitivo. #webreevolution @valefalci pic.twitter.com/natRo2NDCf — Pennamontata (@Pennamontata) 4 Luglio 2014 Gli ingredienti di questo lifting: lavoro sugli spazi, quelli tra le parole che devono essere uguali e quelli di interlinea, allineamento a sinistra, immagini solo quando servono (nessuno muore se non ci si...
Piccola guida per combattere i troll sui blog

Piccola guida per combattere i troll sui blog

Allora, partiamo dalla base: cosa è un troll? Nella definizione fantasy (in realtà il termine proviene da questo tipo di letteratura) il troll è una figura tendenzialmente malvagia e di dimensioni abbondanti dal carattere violento e impulsivo. Il troll, in altre parole, è causa di problemi. E questo vale anche quando si palesa nei commenti dei tuoi blog. Il troll su internet è un individuo che sfrutta la comunicazione agevolata dal social web (non più una fonte unidirezionale ma un flusso bidirezionale) ma non ha alcun interesse al miglioramento del contenuto, tantomeno alla costruzione di un sapere condiviso e alla soluzione di problemi. Il troll ha un unico obiettivo: disturbare. Il troll vuole dare fastidio, vuole rovinare la conversazione accendendo un flame (un dibattito violento) basato sul nulla. Come raggiunge questi obiettivi? Due sono le strade più battute sui blog: Attacco relativo a un errore. Attacco alle idee o ai concetti. Cosa succede nel primo caso? Il troll individua un errore di battitura e inizia a percuotere con la sua mazza ferrata (è solo una metafora, eh) il tuo post con commenti violenti, quasi offensivi. Il dito è puntato sull’errore e da questo elemento viene definita la tua incapacità come blogger. Nel secondo caso il comportamento è simile ma si ripercuote sui concetti: attaccherà la sostanza del post, non sarà d’accordo con le tue opinioni e ti martellerà a tutto campo. Come si comporta un troll? L’atteggiamento tipico è quello dell’attacco a testa bassa (testo tutto maiuscolo, anonimato, eccesso di punti esclamativi, punti sospensivi): in questo caso è facile individuare e isolare il personaggio. Il troll rozzo usa un linguaggio volgare...
Il segreto della condivisione: intervista a Salvatore Russo

Il segreto della condivisione: intervista a Salvatore Russo

Basta fare un po’ di web surfing per capire che c’è un gran fermento in giro quando si parla di Google Plus. Puoi usarlo come feed reader, come strumento per condividere contenuti di qualità o addirittura come newsletter. Google Plus è uno strumento fondamentale soprattutto per costruire la propria autorevolezza, e per creare conversazioni virtuose. Qui sul blog MediaBuzz abbiamo già intervistato esperti del fenomeno Google Plus, tra questi voglio ricordare Michaela Matichecchia e Cinzia di Martino. Oggi voglio chiudere il cerchio (anzi, la cerchia) e presentare un altro pezzo da novanta legato a Google Plus: Salvatore Russo. Chi sei e di cosa ti occupi? Sono Salvatore Russo, nato della ridente e solare Manfredonia, vivo a Milano e desidero la pace nel mondo. Dal 2011 mi occupo della direzione marketing di 6sicuro.it di cui sono anche l’ideatore del blog, coordinatore generale e il principale punto di riferimento dell’intera squadra di blogger e giornalisti. Pratico spesso il Social GYM, esercizi creativi che tonificano i muscoli del cervello, rivitalizzano e ampliano il networking professionale e danno vita ad iniziative dal forte valore empatico tipo SocialEroi, #catzapproved e #smarmellare per citare quelli più famosi. Racconta come hai iniziato L’avventura è iniziata nel ’98 come selvaggio freelance, mi occupavo soprattutto di consulenza aziendale in ambito marketing, programmazione e formazione. La docenza è stata una palestra fondamentale, avevo almeno un corso al giorno con circa 30 partecipanti ed è durata così per 6 anni. Ho avuto la fortuna di lavorare per importanti brand e sperimentare molteplici modelli organizzativi, ambienti di lavoro, sistemi gestionali, approcci al marketing e customer service. Nel 2003 all’ennesimo lavoro da freelance...
Google Plus: quel dettaglio che fa la differenza

Google Plus: quel dettaglio che fa la differenza

Ormai hai capito come si muove il mondo, e hai colto l’importanza di Google Plus: non un semplice social ma una piattaforma che rappresenta la tua persona attraverso Google. Un concetto complicato, ma che trova massima esplicazione attraverso l’authorship. Un tempo i contenuti erano anonimi. Cioè, potevano essere firmati o meno (magari portavano quella triste etichetta della redazione), ma agli occhi di Google la differenza era inesistente. Oggi, invece, Mountain View ti dà la possibilità di attribuire un tassello importante al contenuto per decretarne la qualità: la tua persona. E poi c’è la possibilità di inserire l’avatar nella serp, vicino ai propri risultati. Sfoglio la pagina e vedo il mio autore preferito: mi lancio con un clic veloce come una freccia perché spicca graficamente nella lista dei risultati. Ma, soprattutto, perché mi fido di quel nome e voglio leggere i suoi contenuti. Certo, lo so che John Mueller ha detto che si stanno muovendo nella direzione opposta e che vogliono togliere le foto dalle serp. Ma il valore dell’authorship non viene messo in discussione e comunque Google Plus non è solo questo. La tua domanda: come posso migliorare la mia presenza su Google Plus? Te lo dico io: partendo dai dettagli. Sono sempre i dettagli che fanno la differenza. Attenzione al motto Sai qual è? Quella stringa che si trova nella pagina informazioni, nella colonna dedicata alla storia. Nella maggior parte dei casi inseriamo la prima frase ridicola che ci passa per la testa, ma è un errore. Un grave errore. Motivo? Quella stringa verrà visualizzata nella hovercard, ovvero l’anteprima del tuo profilo che appare quando qualcuno ti cita nei post o...
Come migliorare le tue conversazioni di Twitter

Come migliorare le tue conversazioni di Twitter

Sai cosa? Twitter ti stupirà appena riuscirai a usarlo realmente, ovvero appena metterai da parte la tua spocchia da signore e padrone del proprio account e inizierai a fare conversazione. Esatto, pura e semplice conversazione. “Io ho creato l’account e io lo uso per condividere i miei contenuti, i contenuti del mio blog”. Questo è il tuo punto di vista. Certo, Twitter può essere usato anche per spingere contenuti, per dare risalto ai tuoi post, ma non puoi limitarlo alla semplice pubblicazione di link. Il principio è semplice ma, al tempo stesso, difficile da mettere in pratica: Twitter deve essere usato per creare e mantenere rapporti. Sembra un gioco da ragazzi, vero? Ma quando hai appena iniziato la tua avventura sul social cinguettante è difficile creare buone conversazioni. A meno che, ovviamente, non trovi una guida come questa dedicata proprio all ottimizzazione delle conversazioni su Twitter. Prima distinzione Le conversazioni su Twitter sono il punto di forza per il tuo brand. La condivisione va bene, ma per rinforzare la tua identità e per dare autorevolezza al tuo nome devi lavorare sulle conversazioni. Cosa significa? Ecco due distinzioni fondamentali: Risposta – Sono le distinzioni che nascono dalla risposta a un tweet che ti chiama in casa con una mention. Può essere una domanda specifica, un’osservazione tecnica, una battuta più o meno simpatica: la risposta racchiude un’interazione che parte da un altro utente che ti menziona. Proposta – In questo caso sei tu che prendi l’iniziativa e che citi qualcuno per lasciare una domanda o un’affermazione. Ovviamente, se stai muovendo i primi passi nel mondo di Twitter questa è la strada...
Valentina Falcinelli, ovvero quando il copy diventa una delizia

Valentina Falcinelli, ovvero quando il copy diventa una delizia

A Ladispoli, in provincia di Roma, c’è una web agency speciale. Molto speciale. Si chiama Pennamontata e più che una semplice web agency questa è una piccola pasticceria che sforna testi su misura per qualsiasi esigenza. La brigata che si nasconde dietro i fornelli di Pennamontata? Valerio Notarfrancesco, Francesca Mattia, Anna di Gennaro e Valentina Falcinelli: con lei il copy diventa veramente qualcosa di delizioso. Ma l’appetito vien mangiando, per questo mettiamo da parte le presentazioni e dedichiamo il nostro tempo a Valentina Falcinelli: largo all’intervista! Chi sei e di cosa ti occupi? In sintesi: Valentina Falcinelli, classe ’83, romana di Ladispoli, CEO e founder di Pennamontata e copywriter master chef. Potendo farla più lunga: mi occupo da circa 10 anni di comunicazione. Sono specializzata in copywriting, ossia scrittura di testi di vendita – e non solo – per piccole e grandi aziende. Credo molto nell’importanza della specializzazione e, in effetti, ho fatto del copywriting il mio core business. Tuttavia, grazie al supporto di validi collaboratori, con Pennamontata sono in grado di offrire anche altri servizi, tra cui posizionamento per motori di ricerca e realizzazione di siti web. Racconta come hai iniziato All’università incontrai un famoso copywriter. Andai da lui con un portfolio (ridicolo, lo ammetto) realizzato di notte, a casa, tra un esame e l’altro. Lui lo sfogliò e mi disse: “Se vuoi fare questo lavoro, accomodati. Ma ricordati che è difficile, che la strada sarà sempre in salita e che, soprattutto, ‘Carmina non dant panem’“. Aveva ragione su tutto, quel copywriter, ma aveva omesso la parte più importante: “Studio, lavoro, dedizione ti potranno aiutare. Nient’altro lo farà per...
Cosa significa essere un blog autorevole?

Cosa significa essere un blog autorevole?

E soprattutto cosa significa avere un blog autorevole in un’ottica di native advertising? Facciamo un passo indietro. Nell’ultimo articolo ho dato la mia opinione riguardo al futuro della native advertising, ovvero della pubblicità che si integra nel sito o nel blog e che si propone come contenuto interno. Un contenuto utile, ma al tempo stesso riconoscibile. La native advertising non è sinonimo di pubblicità occulta (o peggio ancora di marchetta) perché questo vuol dire mancare il principio chiave per far funzionare l’intero meccanismo: l’autorevolezza. Un blog autorevole è un blog che può lavorare bene con la native advertising perché è visto come una fonte affidabile dai lettori. Ma essere percepito come un blog autorevole non è semplice. Io ho elencato alcuni passi indispensabili per raggiungere questo obiettivo: Contenuti Indispensabili ora più che mai. Per diventare un blog autorevole devi pubblicare contenuti che si possano definire tali. E la strada per raggiungere lo step dei contenuti autorevoli è semplice: devi investire tempo e conoscenze. Per pubblicare contenuti autorevoli non basta buttare giù la solita lista dei migliori plugin WordPress. Questo andava bene 3 anni fa. Ora devi spiegare a fondo l’argomento, devi andare nello specifico, devi citare fonti importanti e dimostrare al lettore i motivi per scegliere quel plugin piuttosto che un altro. Creare un contenuto autorevole vuol dire scendere in profondità, non liquidare l’argomento ignorando punti che potrebbero fare la differenza. Al tempi stesso vuol dire parlare ai lettori con un linguaggio specifico, ma non complicato. La forma viaggia pari passo con la sostanza. Identità chiara L’autore dei testi e il proprietario del blog sono due figure alla luce...