Il blogging che verrà: intervista a Ludovica de Luca

Il blogging che verrà: intervista a Ludovica de Luca

Il mondo del blogging è in movimento perpetuo. Ma soprattutto è alla ricerca di nuove figure capaci di interpretare la realtà, in grado di descrivere e dare valore – attraverso parole, immagini e video – a un mondo in evoluzione. Il mondo del web 2.0. Questa è la parola chiave: evoluzione. Quello dei blogger è un mondo che non trova staticità. È in continuo divenire. Lo sa chi fa SEO come Benedetto Motisi e chi si occupa di social come Michaela Matichecchia. Ma se ne accorge anche chi si occupa di blogging. Per questo oggi ho deciso di intervistare Ludovica De Luca: perché credo che questa blogger sia in grado di rappresentare questo processo innovativo. Ciao Ludovica. Di cosa ti occupi? Ciao! Sono Ludovica De Luca, web writer e blogger freelance, mi occupo anche di social media marketing e puoi trovarmi sul mio blog, ludovicadeluca.com. Non posso fare a meno di raccontare a chi mi legge che sono cresciuta con in mano una biro blu da combattimento e sarà anche per questo che amo lo stile di scrittura semplice, dal tratto deciso, che sa dove vuole arrivare e come riuscirci. Bevo ettolitri di caffè all day and all night (già, spesso anche di notte!), sono innamorata del mio cane, adoro il mare e il posto in cui vivo (sono salentina). Tutto il resto, potrai scoprirlo sui miei profili social! Come hai iniziato? Ho seguito il mio istinto ed ho nutrito la mia passione. Davvero! Ho scelto di studiare Scienze della Comunicazione nonostante le riluttanze di molte persone che mi stavano vicine e di specializzarmi in Organizzazione e Marketing per la...
Copy e social: lunghezze ideali

Copy e social: lunghezze ideali

Prima di iniziare a enumerare dati e consigli una precisazione e d’obbligo: non esiste una regola fissa. Non esiste una battaglia tra testo breve e testo lungo, ma sicuramente ci sono delle indicazioni di massima che possono aiutarti a ottenere dei risultati migliori. Voglio dire… è chiaro che un tweet non debba essere superiore a un certo numero di battute. Ma si possono ottimizzare le misure anche all’interno di questo numero, anche quando il limite è dato dalla piattaforma. E per Facebook o Google Plus? Vale lo stesso discorso. Lavorare sui numeri non vuol dire imporre uno stile o un altro. Vuol dire definire delle tecniche per migliorare i tuoi testi social. Ecco qualche esempio concreto: Twitter I dati arrivano da questo post di Bufferapp, e il primo numero che attira la mia attenzione riguarda proprio Twitter: un report di Buddy Media sottolinea come i tweet compresi nei 100 caratteri siano più efficaci. Nella fattispecie, un post tra i 71 e i 100 caratteri dovrebbe avere un’influenza positiva sull’engagement. Ovviamente è specificato che il successo di un tweet dipende da tanti fattori, non solo dalla lunghezza. Ma la semplicità e l’immediatezza di un copy snello può influenzare le azioni di chi segue il tuo account. E soprattutto può essere utile per evitare di sforare il limite nel momento in cui qualcuno vuole retwettare (magari aggiungendo qualche hashtag) il tuo messaggio. Facebook Passiamo a Facebook: qual è la lunghezza consigliata? In questo caso si aggira tra gli 80 e i 100 caratteri. Diverse ricerche hanno confermato che la lunghezza dei post su Facebook influisce negativamente sulle prestazioni: secondo clikz.com un post compreso in...
Vuoi rimanere nel cuore dei tuoi clienti?

Vuoi rimanere nel cuore dei tuoi clienti?

Il processo di vendita online è andato a buon fine. Hai puntato sull’inbound marketing, ed è andata alla grande: hai creato dei contenuti interessanti, hai intercettato le necessità e le domande dei potenziali clienti, li hai trasformati in visitatori del tuo blog e li hai attirati verso la landing page, hai trasformato i visitatori realmente interessati in contatti e infine in clienti. Prodotto o servizio venduto? Obiettivo raggiunto. O almeno in parte. Sì perché siamo sul web, non te lo dimenticare mai: vendere non vuol dire mettere fine al processo di fidelizzazione del cliente. Non devi semplicemente vendere, ma devi fare in modo che la persona diventi un tuo promoter, ovvero un fan entusiasta della tua attività. Questo per due motivi: diffondere il tuo nome ad amici e parenti (ricorda che il passaparola fatto offline è una delle grandi risorse per la tua attività) e acquistare di nuovo un tuo prodotto o servizio. Il ciclo non si conclude mai: il rapporto con il cliente non termina una volta effettuato l’acquisto. Anzi, sotto un certo punto di vista inizia proprio in questo momento. Attraverso un’attenta profilazione dei contatti, infatti, puoi lavorare sulle newsletter e mandare dei messaggi targettizzati. Cosa significa questo? Se il tuo cliente ha acquistato – esempio – una macchina fotografica, puoi pensare di mandare una newsletter con accessori collegati. Ad esempio con obiettivi, custodie e cavalletti. Una buona idea può essere anche la selezione di contenuti utili per un determinato cliente. Sempre rimanendo nel settore della fotografia, una newsletter può contenere articoli legati al settore (magari selezionati e arricchiti con l’ottica della content curation) per dare un valore in...
Personal Branding e Brand Coaching: intervista a Sestyle

Personal Branding e Brand Coaching: intervista a Sestyle

Cosa è il brand per te? Un’identità, un marchio, un valore da sfruttare per convincere i clienti che tu hai le carte in regola per svolgere un determinato lavoro? Difficile dare una definizione che abbracci tutti i significati (diretti e indiretti) legati a questa parola. La certezza è un’altra: hai bisogno di un professionista per sfruttare al massimo il tuo brand. Hai bisogni di un professionista quando devi ottimizzare la tua presenza online e offline. Hai bisogno di un professionista quando devi chiedere il massimo alla tua azienda. Solo un professionista? Meglio due. Per questo oggi ho deciso di intervistare Enrico Bisetto e Damiano Bordignon di Sestyle, agenzia specializzata in Personal Branding e Brand Coaching. Chi siete e di cosa vi occupate? Damiano Bordignon & Enrico Bisetto e ci occupiamo di Personal Branding, Brand Coaching, Digital Strategy e Formazione. Approcci e attività complementari che hanno un unico denominatore: aiutare ciascuno a fare di se stesso la chiave del proprio successo. Come avete iniziato? L’avventura di Sestyle è iniziata nella primavera di 4 anni fa. Entrambi avevamo una grande passione per aspetti diversi della comunicazione, capivamo che attraverso il Web si stava mettendo in moto una grande rivoluzione e volevamo utilizzare le nostre competenze e modalità per aiutare professionisti e aziende a trovare il loro posto o a “rilanciarsi” nel nuovo mercato che cominciava a delinearsi. Una volta avviata una presenza online come Sestyle, i primi mesi sono stati soprattutto di ascolto e poi di dialogo. Così come avviene quando ti “trasferisci” fisicamente in un nuovo quartiere, è buona prassi capire innanzitutto quali usi e abitudini ci sono in quel...
Tutto quello che devi sapere per aumentare i follower di Google Plus

Tutto quello che devi sapere per aumentare i follower di Google Plus

Esatto, Google Plus deve essere inserito nella tua strategia di web marketing? Sempre e comunque? Dipende. Ogni strategia ha caratteristiche ed esigenze particolari, ma ormai il potere di Google Plus e chiaro, netto, evidente. In primo luogo nella serp: i risultati della serp saranno influenzati dai contenuti condivisi dalla persone che hai accerchiato. Cioè dalle persone che stai seguendo. Fantastico, vero? Ecco perché il tuo obiettivo – o almeno uno dei tuoi obiettivi – è aumentare il numero di follower, il numero di persone che che inseriscono il tuo contatto nelle proprie cerchie. Missione impossibile? No, l’obiettivo si può raggiungere. A patto che tu segua una manciata di passaggi. Badge Il primo modo per dare visibilità al tuo profilo o alla tua pagina Google Plus: devi inserire un badge nel sito web. Attenzione, non una semplice icona con link a G+ ma un widget che permetta di inserire il tuo contatto nelle cerchie senza abbandonare la pagina. Nel web c’è questa regola: gli utenti devono svolgere un’operazione nel modo più semplice possibile. Minore è il numero dei passaggi e meglio è. Per questo il badge ha una marcia in più: il pulsante ti permette di inserire il contatto in una delle tue cerchie e puoi continuare la navigazione senza ulteriori complicazioni. Se proprio non vuoi rinunciare all’icona Google Plus puoi inserirla nella pagina dedicata ai contatti o nella biografia di ogni post. In questo modo le persone leggono il tuo articolo, lo apprezzano (quindi hai una spinta in più per scrivere contenuti di qualità) e ti inseriscono nelle cerchie. Embedded Gli embedded dei post Google Plus hanno un gran vantaggio:...
Gestire una pagina Facebook: gli errori più insidiosi

Gestire una pagina Facebook: gli errori più insidiosi

Ormai le pagine Facebook rappresentano una chiave indispensabile in una strategia di Web Marketing. Aziende e liberi professionisti, piccole e medie realtà, grandi imprese: tutti fanno leva sulle Facebook Fan Page. E i risultati? Dipende dai momenti, ma spesso sono completamente assenti. La verità? C’è molta improvvisazione, ci sono persone che non hanno pietà per la propria immagine online e affidano la gestione dei social a chi, in realtà, non conosce i social. Lasciano le pagine a chi non conosce le tecniche del community manager e non ha la minima idea delle fatiche di chi si occupa di social media marketing. Magari le lasciano nelle mani “sapienti” del famoso nipote tuttofare. Risultato? Piccoli e grandi sviste, a volta veri e propri epic fail. Eppure basta poco per evitare una figuraccia: a volte devi solo riguardare quello che hai creato, ma ci sono degli errori veramente insidiosi. Ecco quelli che conosco e che ho imparato a evitare. Pensa sempre al doppio senso Sai qual è il territorio fertile per l’epic fail? Il doppio senso. Ovvero quello processo mentale che porta le persone ad attribuire un significato al tuo messaggio diverso da quello che avevi in mente. Quanti tipi di doppio senso esistono? Principalmente due: le immagini e il testo. Con il video è più difficile cadere in questo turbine perché dà un ventaglio di informazioni più ampio e permette di chiarire il tuo significato prima che scatti il meccanismo. Testo e immagini, invece, sono dei canali perfetti per far passere un doppio senso. Il web è pieno di frasi interpretate in modo diverso e di immagini dalla duplice lettura. Per evitare questo problema...
Rete, connessioni e #futurosemplice: intervista a Rosa Giuffrè

Rete, connessioni e #futurosemplice: intervista a Rosa Giuffrè

Non basta essere digitali per avere successo sul web. La rete è un universo strano, difficile da decifrare, fatto di continui cambi e sfumature differenti. Quello che può essere utile a me, probabilmente, non avrà effetto nel tuo progetto. E vivecersa. Un sito web, una pagina Facebook, un account Twitter: inizia a pubblicare contenuti e cosa ottieni? Niente. Forse devi fare un evento offline per amalgamare il tutto, per creare nuove connessioni, nuove sinergie. Sembra facile vero? Non lo è. Per questo oggi ci sono persone come Rosa Giuffrè che hanno tanto da offrire alle PMI. E tanto da raccontare alle interviste come quella di Mediabuzz. Ciao! Ci racconti chi sei? Sono Rosa Giuffrè, Communication Consultant, Social Event Planner di Como. Sono un’ambasciatrice della cultura Social e del #comunicarepositivo, per questo mi occupo anche di networking strategico, Digital PR e formazione per aziende, PMI e associazioni in tutta Italia. Mi trovi sul mio blog “Futurosemplice.net (www.futurosemplice.net) easy future for complicated people”, sul quale parlo di Social Network, Web Marketing, Social Events, Positive Life e dal quale esprimo la mia necessità di comunicare il valore della vita e delle persone. Come hai iniziato? La mia vita professionale credo sia la testimonianza reale di come non si è mai raggiunto un punto di arrivo. Cerco di essere sintetica: nel ’97 dopo il post diploma in grafica pubblicitaria ho iniziato a lavorare come freelance. Nel ’99 ho aperto una società che offriva servizi di grafica pubblicitaria annessa a una stamperia digitale. Nel 2001 ho subito un allagamento (sì, hai letto bene…). Alla faccia dell’aiuto ai giovani ho dovuto chiudere la mia attività perché non avevo possibilità...
Cosa ti farà diventare un blogger influente?

Cosa ti farà diventare un blogger influente?

Partiamo da un principio base: non esiste una strada certa. Perché a volte sembra che tutto sia facile, che tutto sia dovuto. Soprattutto quando si lavora in un settore come quello del blogging. “Che ci vuole – mi sembra già di sentire le voci di chi non conosce il settore – basta parlare del più e del meno”. Certo, puoi parlare del più e del meno. Ma con quali risultati? Dove andrai a finire in questo modo? Tu credi realmente che sia sufficiente scrivere per comunicare? Per arrivare realmente a toccare dei traguardi devi diventare influente. Lo so, è difficile. Diventare un blogger influente è una piccola impresa. Perché tutti ci provano, perché il blogging sta diventando un settore saturo, perché fa gola a tutti guadagnare scrivendo sul proprio blog. Sai, puoi diventare influencer e frequentare l’Olimpo della blogosfera… Permetti? Voglio darti qualche consiglio: ecco cosa ti farà diventare un blogger influente. Rapporti Mi dispiace, devo iniziare proprio dal punto più difficile: per diventare un blogger influente devi coltivare buoni rapporti. Ti sembrerà banale ma sai quante persone passano ore a beccarsi, a creare coalizioni, a lavorare dietro le quinte per parlare male di questo o di quello? Per me questo non esiste. Le persone online sono fonte di ricchezza, sono la materia prima per la viralità dei miei post, sono il carburante per il tuo e per il mio progetto. La rete è fatta di persone, ed è attraverso queste persone che tu puoi diventare un grande blogger. Quindi tutto si limita a non litigare? No, non solo. Il concetto è questo: devi creare delle connessioni tra un individuo...
Social e customer care: 5 consigli per interagire con i clienti

Social e customer care: 5 consigli per interagire con i clienti

Hai un’azienda, sei un libero professionista, e hai una buona attività sui social. Hai una pagina Facebook, magari anche un account Twitter e una pagina Google Plus (che non è un semplice social, eh). Le condivisioni si susseguono, ottieni buoni risultati e le risposte dei follower/fan ci sono. Poi all’improvviso arriva il momento tanto atteso: il cliente cerca lo scambio via social. Lascia un commento che ha bisogno della tua interazione, non è il classico messaggio circostanza: “Ciao, come stai. Che bella questa foto”. Esatto. Arriva il momento in cui devi interagire con il cliente, devi portare avanti uno scambio che – lo sai, te ne rendi conto – può influenzare le vendite. In positivo o in negativo, in modo diretto o indiretto. Basta rispondere, giusto? Certo, la base è questa. Ma ci sono delle sfumature che possono fare la differenza. Fare customer care è un’arte e il tuo brand può risentirne. Ecco 5 consigli per ottenere buoni risultati. 1. Educazione, sempre Banale? Eppure molti epic fail nascono da un moto di rabbia, da un’insofferenza, da una parola usata nel modo sbagliato. Gestire una community vuol dire misurare le pulsioni, e lavorare sempre con educazione. Partiamo dal primo step: ciao, buongiorno, a presto, spero che tutti si risolva, siamo a tua disposizione. Queste parole sono semplici, elementari, ma rappresentano il punto di partenza. Per interagire con i tuoi clienti può usare mille tecniche e mille strumenti ma se se ignori l’educazione rimarrai sempre a un livello base. 2. Stimolare una reazione Il cliente lascia una domanda e tu rispondi, ma vuoi proseguire la conversazione. Vuoi creare movimento sulla pagina,...
SEO, marketing digitale e local: intervista a Luca Bove

SEO, marketing digitale e local: intervista a Luca Bove

Interessante parlare con le persone che vedono il mondo del Web Marketing, in particolar modo quello della SEO, come un blocco monolitico, senza sfumature e senza evoluzioni. Ancora più interessante parlare con chi tende a sottostimare l’importanza del settore local e della specializzazione delle diverse figure professionali in quest’ottica. Local vuol dire seguire le esigenze del singolo, local vuol dire adattarsi alla domanda della nicchia, local vuol dire rispondere in tempi brevi a una domanda precisa fatta da un telefonino. Devi essere rapido, preciso, duttile. E ci sono persone in grado di ottimizzare i risultati di un’attività in quest’ottica. Persone come Luca Bove! Chi sei e di cosa ti occupi? Sono Luca Bove e  mi occupo di Marketing Digitale, in particolare di Search Marketing, alla IM Evolution srl. Ho iniziato nel 2000 come SEO poi  per necessità ho dovuto allargare il campo d’azione al marketing in maniera più olistica, a causa delle evidenti interazioni tra i vari strumenti e tra i vari media. Mi è rimasta la passione per la SEO e in particolare dal 2007 mi sono specializzato nella Local SEO. Come hai iniziato? Subito dopo la laurea in informatica ho iniziato a lavorare nel reparto tecnico di una banca. Poi arrivò la New Economy e nel 2000 insieme ad altri ragazzi ci buttammo nella mischia creando la prima agenzia che ebbe anche commesse importanti e dove iniziai ad occuparmi di marketing digitale in maniera professionale. Per formarsi esistevano pochi  weblog (non si chiamavano ancora blog), c’erano tanti forum con molto rumore di fondo dove si imparava tanto, si apprendevamo l’uso di nuovi strumenti e di nuove tecnologie, leggevamo...