Come trovare nuovi contatti per la tua newsletter

Come trovare nuovi contatti per la tua newsletter

Hai deciso di lavorare con la newsletter e di inviare aggiornamenti costanti ai tuoi lettori? Ottima idea: l’email ha un valore profondo per un potenziale cliente o per un lettore fedele. L’email è intima, non dispersiva, si conquista un posto (e quindi l’attenzione) nella casella email. Ma soprattutto è sinonimo di una scelta precisa. Mi interessano gli aggiornamenti di un blog? Seguo con piacere i suoi articoli? Bene, mi iscrivo alla newsletter per non perdere i contenuti più interessanti. Questo è l’equilibrio chiave della newsletter: continuo a rimanere iscritto a questa lista perché so di ricevere solo argomenti targettizzati. E anche chi manda l’email deve seguire questo principio, altrimenti rischia un’emorragia di iscritti. In altre parole la newsletter precipita e perde il suo valore. Se mi abbono a una rivista di automobili non voglio leggere articoli dedicati alla caccia, giusto? Bene, questa è la linea da seguire. Ma come inizia il tuo percorso verso la pubblicazione di una newsletter? Come si raggiunge una massa critica di contatti (targettizzati) per giustificare l’invio di un messaggio? Ecco qualche consiglio preso dalla mia esperienza personale. Usa un form Il primo passo per ottenere nuovi iscritti alla neonata newsletter è semplice: devi pubblicare un form, magari nella sidebar del blog o alla fine degli articoli, che permetta al visitatore di inserire il proprio contatto. Può essere utile, nel momento in cui studi il design del form, inserire un messaggio intorno che spieghi cosa sta per fare l’utente: si sta iscrivendo a una newslwetter dedicata a che cosa? Quale sarà l’argomento principale dei messaggi? Quale sarà il vantaggio dell’iscrizione? Ricorda che le persone amano i contenuti selezionati...
La qualità dei contenuti è un valore trasversale

La qualità dei contenuti è un valore trasversale

Esatto. La qualità dei contenuti è un valore trasversale: è un valore che attraversa il tuo post incrociando diverse sfaccettature. Detto in altre parole, non esiste un unico parametro per definire la qualità dei contenuti. E non esiste un unico parametro per valutare i diversi codici che compongono un articolo. Perché sai bene che le pagine […]

Esatto. La qualità dei contenuti è un valore trasversale: è un valore che attraversa il tuo post incrociando diverse sfaccettature. Detto in altre parole, non esiste un unico parametro per definire la qualità dei contenuti. E non esiste un unico parametro per valutare i diversi codici che compongono un articolo. Perché sai bene che le pagine web, oggi, nascono dalla fusione di contenuti differenti come la scrittura, le immagini e i video. In alcuni casi anche i podcast. Lavorare a una content strategy vuol dire individuare i contenuti utili al target di riferimento – articoli, infografiche, video tutorial, immagini quote – ma anche valutare la qualità di una pagina web attraverso prospettive differenti, trasversali. La lunghezza del post Il primo esempio è semplice. Io non valuto un testo dalla lunghezza ma dalla sua capacità di darmi qualcosa di utile. Un articolo può semplicemente suggerire un tool, quindi può usare poche righe per darmi la notizia. Ma se questa notizia per me è fondamentale (se il tool è veramente unico) l’articolo supererà la prova. Anche la semplice pubblicazione di una notizia di poche righe può essere un contenuto di qualità. Ma sei tu a lanciare la notizia o la stai semplicemente riprendendo da una fonte superiore? L’hai arricchita con il tuo punto di vista? La lunghezza non è tutto, vero ma la densità dei contenuti è importante. Grammatica e sintassi Subito dopo considero la qualità della scrittura: l’articolo è scritto bene? La sintassi segue un filo logico? La grammatica è stata rispettata? Non credo che un refuso, un errore di distrazione, vanifichi la qualità di un testo ma, allo stesso tempo,...
Fare blogging aziendale oggi: intervista ad Alessio Beltrami

Fare blogging aziendale oggi: intervista ad Alessio Beltrami

Tutti vogliono un blog efficace, un blog che sappia attirare clienti e nuove opportunità di lavoro. Anche (e soprattutto) le aziende puntano su questo mondo, tanto che alcuni specialisti si sono concentrati solo sul blogging aziendale. Come si sta evolvendo questo settore? Si incrocia con gli altri dipartimenti dell’universo marketing? Lavora a stretto contatto con […]

Tutti vogliono un blog efficace, un blog che sappia attirare clienti e nuove opportunità di lavoro. Anche (e soprattutto) le aziende puntano su questo mondo, tanto che alcuni specialisti si sono concentrati solo sul blogging aziendale. Come si sta evolvendo questo settore? Si incrocia con gli altri dipartimenti dell’universo marketing? Lavora a stretto contatto con la SEO? E con il social media marketing? Quali sono gli sviluppi del blogging aziendali? Lo abbiamo chiesto ad Alessio Beltrami, uno che di blogging aziendale se ne intende. Chi sei e di cosa ti occupi? Mi occupo di comunicazione su web per professionisti e imprese. In particolare mi sono specializzato nella gestione di blog aziendali. Il mio contributo è quello di aiutare il cliente a definire la strategia migliore e individuare gli strumenti più adatti per praticarla. A volte operando direttamente (scrivendo anche i contenuti) altre coordinando le sue risorse interne. Parallelamente svolgo attività formativa attraverso corsi pubblici o privati in azienda dove spiego come sfruttare al meglio il blog aziendale. Racconti ai lettori come hai iniziato? Ho iniziato oltre 10 anni fa scrivendo su blog amatoriali, lo scopo allora era quella di generare un business autonomo basato su affiliazioni e advertising. Imparare a utilizzare gli “attrezzi” del mestiere, mi ha portato gradualmente a rivendere le mie competenze e affinarle col tempo fino dedicarmi esclusivamente ai servizi che offro oggi alle aziende. Meglio lavorare come un lupo solitario o in team? Meglio lavorare in team. La mia compentenza è limitata ad un singolo campo di applicazione (il blog aziendale) per forza di cose il team è necessario per integrare le figure complementari che...
La Native Advertising è rischiosa per l’autenticità del blog?

La Native Advertising è rischiosa per l’autenticità del blog?

Domanda secca, risposta difficile da formulare in poche battute. Parlare di Native Advertising vuol dire descrivere una forma di pubblicità integrata nella linea editoriale di un portale o di un blog. Per anni ci siamo lamentati delle pubblicità invadenti che interrompevano la fruizione dei contenuti audio e video con messaggi fuori luogo. Oggi tutto cambia, […]

Domanda secca, risposta difficile da formulare in poche battute. Parlare di Native Advertising vuol dire descrivere una forma di pubblicità integrata nella linea editoriale di un portale o di un blog. Per anni ci siamo lamentati delle pubblicità invadenti che interrompevano la fruizione dei contenuti audio e video con messaggi fuori luogo. Oggi tutto cambia, e la native advertising ci propone un nuovo modello. Un modello meno invadente, integrato con i contenuti che amiamo, legato alla linea editoriale, all’estetica, ai contenuti. Quasi non sembra di gestire una pubblicità. Ma è proprio questo il dato sensibile che lascia qualche dubbio: la native advertising mette a rischio l’autenticità del blog o della piattaforma che ospita i contenuti? Rischia di fuorviare il lettore che può scambiare un contenuto pubblicato a pagamento per una scelta indipendente dell’autore? Ho avuto la fortuna di incrociare questa infografica pubblicata su Copyblogger in cui si cerca di fare il punto della situazione: cosa significa fare Native Advertising nel 2014? È conosciuta come forma di pubblicità? Si investe in questo settore? E, soprattutto, come è percepita dai lettori? La risposta è interessante: il 61% degli intervistati considera la Native Advertising non ingannevole. Di parere opposto la restante fetta della torta: il 39% degli intervistati pensa che questa forma di pubblicità possa mettere in pericolo l’autenticità del sito. Un punto di vista interessante, non credi? C’è ancora tanta gente che considera la native advertising come un contenuto ingannevole. Eppure non c’è bisogno di andare nel territorio della pubblicità integrata per avere dei contenuti poco obiettivi, influenzati da altri interessi. Interessante il parere di Valentina Tanzillo a tal proposito: la native advertising...
7 citazioni per migliorare il tuo customer service

7 citazioni per migliorare il tuo customer service

Ormai la tua azienda non può prescindere da una buona strategia social, così come non può evitare che le attività su Facebook e Twitter comprendano anche il rapporto con i clienti. Fondere settore social e customer care vuol dire cogliere tutte le opportunità necessarie per migliorare lo scambio in pubblica piazza tra azienda e cliente. […]

Ormai la tua azienda non può prescindere da una buona strategia social, così come non può evitare che le attività su Facebook e Twitter comprendano anche il rapporto con i clienti. Fondere settore social e customer care vuol dire cogliere tutte le opportunità necessarie per migliorare lo scambio in pubblica piazza tra azienda e cliente. Che sia potenziale o reale non conta: dare una buona informazione su una bacheca Facebook, un’informazione professionale e cordiale, vuol dire guadagnare punti per il tuo brand. Puntare poco sul customer service può essere pericoloso. Alcune ricerche sottolineano che in America gli scarsi investimenti in questo settore hanno un peso elevato, molto elevato: 83 miliardi di dollari. Una bella cifra, vero? Per migliorare questo settore ci vogliono investimenti, si devono abbattere le barriere tra i settori del tuo content marketing team. Ma volte basta seguire il buon senso. Ecco 12 citazioni che ti aiuteranno a dare una svolta al tuo customer service, ed ecco quelle che preferisco: Stai servendo un cliente, non stai subendo una condanna a vita. Per dire che devi affrontare il tuo lavoro con gioia, con il sorriso: la passione è tutto quando ti prendi cura delle persone.   I tuoi migliori clienti lasciano una buona impressione. Devi fare lo stesso, solo così non ti abbandoneranno mai. Solo quando avrai lasciato una buona impressione al cliente avrai qualche possibilità di fidelizzarlo.   I clienti non si aspettano un servizio perfetto. Si aspettano che tu riesca a risolvere il problema. Ci riuscirai? Hai le risorse e le competenze necessarie per farlo?   Il cliente è soddisfatto? Fin quando non hai raggiunto il 100% della...