Come migliorare le tue conversazioni di Twitter

Come migliorare le tue conversazioni di Twitter

Sai cosa? Twitter ti stupirà appena riuscirai a usarlo realmente, ovvero appena metterai da parte la tua spocchia da signore e padrone del proprio account e inizierai a fare conversazione. Esatto, pura e semplice conversazione. “Io ho creato l’account e io lo uso per condividere i miei contenuti, i contenuti del mio blog”. Questo è il tuo punto di vista. Certo, Twitter può essere usato anche per spingere contenuti, per dare risalto ai tuoi post, ma non puoi limitarlo alla semplice pubblicazione di link. Il principio è semplice ma, al tempo stesso, difficile da mettere in pratica: Twitter deve essere usato per creare e mantenere rapporti. Sembra un gioco da ragazzi, vero? Ma quando hai appena iniziato la tua avventura sul social cinguettante è difficile creare buone conversazioni. A meno che, ovviamente, non trovi una guida come questa dedicata proprio all ottimizzazione delle conversazioni su Twitter. Prima distinzione Le conversazioni su Twitter sono il punto di forza per il tuo brand. La condivisione va bene, ma per rinforzare la tua identità e per dare autorevolezza al tuo nome devi lavorare sulle conversazioni. Cosa significa? Ecco due distinzioni fondamentali: Risposta – Sono le distinzioni che nascono dalla risposta a un tweet che ti chiama in casa con una mention. Può essere una domanda specifica, un’osservazione tecnica, una battuta più o meno simpatica: la risposta racchiude un’interazione che parte da un altro utente che ti menziona. Proposta – In questo caso sei tu che prendi l’iniziativa e che citi qualcuno per lasciare una domanda o un’affermazione. Ovviamente, se stai muovendo i primi passi nel mondo di Twitter questa è la strada...
Cosa significa essere un blog autorevole?

Cosa significa essere un blog autorevole?

E soprattutto cosa significa avere un blog autorevole in un’ottica di native advertising? Facciamo un passo indietro. Nell’ultimo articolo ho dato la mia opinione riguardo al futuro della native advertising, ovvero della pubblicità che si integra nel sito o nel blog e che si propone come contenuto interno. Un contenuto utile, ma al tempo stesso […]

E soprattutto cosa significa avere un blog autorevole in un’ottica di native advertising? Facciamo un passo indietro. Nell’ultimo articolo ho dato la mia opinione riguardo al futuro della native advertising, ovvero della pubblicità che si integra nel sito o nel blog e che si propone come contenuto interno. Un contenuto utile, ma al tempo stesso riconoscibile. La native advertising non è sinonimo di pubblicità occulta (o peggio ancora di marchetta) perché questo vuol dire mancare il principio chiave per far funzionare l’intero meccanismo: l’autorevolezza. Un blog autorevole è un blog che può lavorare bene con la native advertising perché è visto come una fonte affidabile dai lettori. Ma essere percepito come un blog autorevole non è semplice. Io ho elencato alcuni passi indispensabili per raggiungere questo obiettivo: Contenuti Indispensabili ora più che mai. Per diventare un blog autorevole devi pubblicare contenuti che si possano definire tali. E la strada per raggiungere lo step dei contenuti autorevoli è semplice: devi investire tempo e conoscenze. Per pubblicare contenuti autorevoli non basta buttare giù la solita lista dei migliori plugin WordPress. Questo andava bene 3 anni fa. Ora devi spiegare a fondo l’argomento, devi andare nello specifico, devi citare fonti importanti e dimostrare al lettore i motivi per scegliere quel plugin piuttosto che un altro. Creare un contenuto autorevole vuol dire scendere in profondità, non liquidare l’argomento ignorando punti che potrebbero fare la differenza. Al tempi stesso vuol dire parlare ai lettori con un linguaggio specifico, ma non complicato. La forma viaggia pari passo con la sostanza. Identità chiara L’autore dei testi e il proprietario del blog sono due figure alla luce...
Native Advertising: quale futuro?

Native Advertising: quale futuro?

Ormai abbiamo raggiunto un buon numero di interviste su Mediabuzz. Ogni lunedì pubblichiamo le opinioni dei professionisti del web, impegnati in diverse attività: c’è chi si occupa della SEO come Benedetto Motisi, chi del social media marketing come Domenico Armatore e chi del branding come Cinzia di Martino. L’obiettivo è sempre lo stesso: introdurre un […]

Ormai abbiamo raggiunto un buon numero di interviste su Mediabuzz. Ogni lunedì pubblichiamo le opinioni dei professionisti del web, impegnati in diverse attività: c’è chi si occupa della SEO come Benedetto Motisi, chi del social media marketing come Domenico Armatore e chi del branding come Cinzia di Martino. L’obiettivo è sempre lo stesso: introdurre un profilo professionale e comprendere il suo punto di vista rispetto all’integrazione della native advertising nell’universo web marketing. Su questo blog abbiamo visto che la native advertising non è nata con internet, ma ha una storia che affonda le radici nella comunicazione cartacea, televisiva, radiofonica. Inoltre le ricerche sono fiduciose nella possibilità di far apparire la native advertising come un contenuto non ingannevole. Perché la vera sfida di questo modello pubblicitario si lega proprio all’autorevolezza del messaggio e di chi lo ospita. Una delle domande che lasciamo nelle interviste lancia una sfida: “il 2014 sarà l’anno del native advertising. Quali saranno le implicazioni riguardo all’autenticità del web, dei giornalisti e dei blogger?” L’autenticità Questa è la chiave di tutto. L’autenticità. La native advertising, qui in Italia, ha ancora qualche pregiudizio da affrontare perché si fa ancora molta fatica ad accettare il binomio pubblicità/utilità. Noi consideriamo la pubblicità come qualcosa di falso, ingannevole, capace solo di dare visibilità a un prodotto o un servizio senza considerare l’utilità dell’utente finale. La pubblicità è lo spot che interrompe il telefilm sul più bello, è il momento da sfruttare per alzarsi dalla poltrona. La Native Advertising è altro Esatto. La native advertising ha un universo di fronte a sé nel momento in cui riesce a puntare su utilità e...
Come aumentare l’engagement dei tuoi video Youtube

Come aumentare l’engagement dei tuoi video Youtube

Stai lavorando sul tuo canale Youtube, vero? Perfetto, questo è lo spirito giusto soprattutto se vuoi dare una svolta alla tua content strategy. Parlare di contenuti di qualità è un’ottima cosa, ma devi diversificare il tuo approccio: devi portare il concetto di qualità oltre alla forma scritta. Detto in altre parole, non basta pubblicare ottimi […]

Stai lavorando sul tuo canale Youtube, vero? Perfetto, questo è lo spirito giusto soprattutto se vuoi dare una svolta alla tua content strategy. Parlare di contenuti di qualità è un’ottima cosa, ma devi diversificare il tuo approccio: devi portare il concetto di qualità oltre alla forma scritta. Detto in altre parole, non basta pubblicare ottimi articoli. Oggi per differenziarti devi lavorare sodo anche con le immagini, magari con le infografiche, e con i video. Youtube offre un’ottima soluzione per caricare, ospitare e dare visibilità ai tuoi prodotti. Mountain View ha perfezionato la piattaforma Youtube: ora ti permette di ottimizzare i tuoi contenuti video come mai nessuno era riuscito a fare prima. Puoi caricare video di alta qualità, puoi scegliere delle musiche, puoi creare delle playlist e dei collegamenti tra i vari video. Insomma, puoi fare tanto. Tu però devi metterci la creatività, le idee. Devi creare dei contenuti che sappiano intercettare i gusti del tuo target. Insomma, vale lo stesso discorso che facciamo per i testi scritti. E anche con i video ci sono degli accorgimenti utili per ottimizzare i post. Qual è l’obiettivo? Migliorare l’engagement, ovvero il coinvolgimento del pubblico rispetto ai video, e di conseguenza il traffico. Come risolvere questo problema? Qui ho un’infografica firmata Quicksprout che riassume ottimi consigli. Compila i metadati Un aspetto chiave per il successo dei tuoi video: devi compilare con attenzione tutti i campi dedicati ai metadati, ovvero tutte le informazioni che possono aiutare il tuo video a farsi trovare. Senza un buon lavoro di metadati i tuoi video non verranno trovati sui motori di ricerca. In particolar modo devi compilare: Titoli Descrizioni...
Perché il tuo contact form non converte?

Perché il tuo contact form non converte?

Il contact form è quell’elemento di una pagina web che ha come obiettivo l’invio di un messaggio. In particolar modo viene utilizzato nelle pagine contatti per facilitare l’invio di email, e nelle landing page. In questo caso, però, l’obiettivo è più delicato. In una pagina contatti generica cerchi di facilitare la comunicazione, in una landing […]

Il contact form è quell’elemento di una pagina web che ha come obiettivo l’invio di un messaggio. In particolar modo viene utilizzato nelle pagine contatti per facilitare l’invio di email, e nelle landing page. In questo caso, però, l’obiettivo è più delicato. In una pagina contatti generica cerchi di facilitare la comunicazione, in una landing page devi convertire. Ovvero devi sfruttare la visibilità del sito web per ottenere quello che cerchi, per convertire, per trasformare i visitatori in clienti, lettori fidelizzati, download. Il contact form, quindi, è un elemento chiave delle pagine più importanti del tuo sito web. Sai che potrebbe bastare un dettaglio per migliorare le prestazioni delle tue pagine? Ne ho elencato un paio in questo articolo: Numero dei campi La base è questa: devi inserire solo i campi necessari. Inutile chiedere mille dettagli a un utente che non ha alcuna voglia di perdere tempo e compilare l’ennesimo form. Tu vuoi sapere il nome e cognome, l’email e la richiesta? Bastano tre campi. Ovviamente tutto dipende dagli obiettivi del form (ci sono casi in cui è necessario per il tipo di operazione avere più campi) ma i dati di alcune ricerche (immagine sopra) sono chiari: aumenta il lavoro da fare per l’utente e diminuiscono le conversioni. Rassicura L’utente ha bisogno di essere rassicurato, vuole sapere che cosa farai con i suoi dati. Lascia una stringa di testo per spiegare che non riceverà spam e che il suo contatto sarà utilizzato solo per questioni relative al messaggio inviato. Per aumentare la sicurezza in termini di privacy cita le norme che rispetterai o, meglio ancora, inserisci un pop up con un’informativa completa...