Il giornalismo italiano è pronto al digitale?

Il giornalismo italiano è pronto al digitale?

Il mondo si muove intorno alle informazioni. La connessione veloce è uno strumento in mano ai cittadini per ottenere un bene difficile da quantificare: l’accesso alla conoscenza, e in particolar modo alle informazioni. Un individuo informato è un individuo che conosce la realtà che lo circonda, che a chi rivolgersi per risolvere un problema e soprattutto che è consapevole della sua condizione politica, economica e sociale. Più connessione a internet, più informazione. In questo scenario i quotidiani online giocano un ruolo importante. Sono i quotidiani, infatti, a detenere i principali canali di comunicazione dato che hanno ereditato un’autorevolezza ampia. Un’autorevolezza guadagnata in anni e anni di attività offline. Qual è la realtà dei quotidiani online? Nonostante molti anni di attività, nella maggior parte dei casi, restano delle semplici traduzioni della versione cartacea sul digitale. La ricerca dell’Odg Toscana sul mondo del giornalismo digitale italiano parla di redazioni che considerano il digitale “più come uno strumento tecnico/tecnologico che come un nuovo modo di fare giornalismo”. Le redazioni che hanno vissuto la comunicazione cartacea fanno fatica a evolvere macchinose gerarchie verso le dinamiche digitali: basta dare uno sguardo ai principali quotidiani online per trovare una totale assenza del concetto di web 2.0. Qualche esempio? L’embedded viene completamente ignorato, così come quello di citazione della fonte: i video vengono scaricati da Youtube e caricati su una piattaforma proprietaria. Molti quotidiani rendono difficile la vita di chi vuole commentare inserendo dei moduli di iscrizione per chi vuole lasciare un contributo, ignorando qualsiasi logica che impone una semplificazione dei processi che portano alla condivisione e commento. Nuova linfa con il giornalismo online? Il web...
Un luogo condiviso: fare storytelling con Starbucks

Un luogo condiviso: fare storytelling con Starbucks

In uno degli ultimi articoli ho citato Starbucks come esempio virtuoso di identità visual. E oggi ecco un nuovo spunto per parlare della storica coffee company di Seattle. Ecco, iniziamo da una domanda: cosa è Starbucks? Un bar? Una caffetteria? Un luogo di ristoro? Da sempre Starbucks ha legato il suo brand non solo a un […]

In uno degli ultimi articoli ho citato Starbucks come esempio virtuoso di identità visual. E oggi ecco un nuovo spunto per parlare della storica coffee company di Seattle. Ecco, iniziamo da una domanda: cosa è Starbucks? Un bar? Una caffetteria? Un luogo di ristoro? Da sempre Starbucks ha legato il suo brand non solo a un concetto alimentare, ma a uno stile di vita. Proprio così: Starbucks non vende caffè ma uno status symbol. Camminare per strada con un bicchiere Starbucks è un po’ come indossare le cuffie della Apple, vuol dire gridare al mondo “ehi, io sono un cittadino del mondo e rinforzo il mio profilo cosmopolita bevendo frappuccino”. Ma Starbucks è anche luogo fisico. Un luogo dove puoi trascorrere ore insieme al tuo laptop: wi-fi gratis, bicchiere sempre pieno, comode poltrone. Puoi trascorri lunghe ore a scrivere, studiare, organizzare presentazioni. Starbucks come semplice passaggio? Anche luogo di vita, luogo pieno di esperienze e sentimenti, non solo stazione di attesa prima di prendere un treno o un aereo. Questo è il messaggio che ho letto nel nuovo capolavoro di storytelling firmato Starbucks. Parlo di un video caricato su Youtube (meetme.starbucks.com). Milioni di persone si incontrano da Starbucks, ma non solo per prendere il caffè: questo è il messaggio principale del video, questa è la sintesi. Come veicola questo messaggio? Attraverso delle storie. Storie individuali che appaiono nella timeline come delle curve, delle deviazioni. Il progetto è questo: lo scorrimento principale del video è orizzontale, preciso, diretto. Le deviazioni rappresentano le storie, gli episodi di vita che si intrecciano in qualche modo con Starbucks. Noi andiamo avanti Ma intorno a noi si muovono storie tristi e allegre: intorno a noi c’è...
5 consigli per iniziare a fare storytelling

5 consigli per iniziare a fare storytelling

Oggi è importante per un’azienda fare storytelling perché (per fortuna) l’epoca dell’interruption marketing è finita. Basta pubblicità che interrompono i contenuti: ora la strada è spianata verso la narrazione, e le aziende capaci di creare branded content di qualità riusciranno a guadagnare l’attenzione del target. Per questo, ovviamente, c’è bisogno di un team capace di […]

Oggi è importante per un’azienda fare storytelling perché (per fortuna) l’epoca dell’interruption marketing è finita. Basta pubblicità che interrompono i contenuti: ora la strada è spianata verso la narrazione, e le aziende capaci di creare branded content di qualità riusciranno a guadagnare l’attenzione del target. Per questo, ovviamente, c’è bisogno di un team capace di sviluppare un buon lavoro nel campo dello storytelling. Perché uno dei problemi principali di questo settore è l’apparente semplicità: fare storytelling vuol dire raccontare una storia. E tutti sanno raccontare una storia, giusto? No, non è esattamente così. Ci sono delle differenze notevoli, ma soprattutto c’è bisogno di una cura maniacale nei confronti di dettagli apparentemente superflui. Qualche esempio? Ecco 5 consigli per iniziare a fare storytelling: 1. Conoscenza del brand Impossibile fare storytelling se non c’è una rigorosa conoscenza del proprio brand, dei valori che attraversano l’azienda, delle azioni che svolge, degli obiettivi che vuole raggiungere. Nella narrazione, nel tradurre un messaggio in immagini, musiche e parole, non si segue un copione scritto da uno sconosciuto: si veicolano dei valori precisi. Si comunica al pubblico l’essenza del progetto, e più in generale dell’azienda. Quindi il primo passo per fare storytelling è questo: guardarsi in faccia, farsi delle domande precise. Chi siamo, dove stiamo andando, cosa vogliamo comunicare alle persone che ci ascoltano. E, soprattutto, quali sono i valori aziendali. 2. Attenzione all’attacco L’inizio di una storia non può essere sottotono. Anzi, deve essere avvincente e deve catturare subito l’attenzione del pubblico. Un’attenzione che, come ben sai, non è infinita: è un bene scarso e difficile da guadagnare. Per questo ogni storia di successo ha un obiettivo: catturare il...
Come creare un contenuto che porti traffico

Come creare un contenuto che porti traffico

Ok, ci sono diversi obiettivi. Quando decidi di aprire un blog personale o aziendale devi riflettere sulle necessità, sulle reali esigenze del tuo operato. Guai a basare tutto sui numeri: fare blogging vuol dire lavorare a 360 gradi, anche con elementi non registrabili immediatamente. Però alla fine c’è un numero che vince su tutti: le […]

Ok, ci sono diversi obiettivi. Quando decidi di aprire un blog personale o aziendale devi riflettere sulle necessità, sulle reali esigenze del tuo operato. Guai a basare tutto sui numeri: fare blogging vuol dire lavorare a 360 gradi, anche con elementi non registrabili immediatamente. Però alla fine c’è un numero che vince su tutti: le visite. Aumentare il numero delle visite non è indispensabile per ottenere successo (gli obiettivi non sono sempre legati a questo numero) ma c’è un fattore indiretto che incide: più visite vuol dire più possibilità di ottenere traffico targettizzato. Non serve avere traffico da fonti inutili: posso occuparmi di web marketing e pubblicare un articolo dedicato allo streaming per vedere la nazionale italiana. Risultato? Migliaia di visita. Ma quante targettizzate? Quante visite si trasformeranno in lettori abituali? Quante persone torneranno? Probabilmente zero. Questo è il problema delle visite non in linea con il proprio target. Nel frattempo però, questi articoli che mirano solo ad aumentare il numero di click rischiano di erodere la tua credibilità. I lettori fedeli, quelli che amano il tuo blog, abbandoneranno la scena. E tu rimarrai solo con visite sporadiche. Uno scenario apocalittico, vero? Questo è un buon motivo per ragionare bene sulle strategie necessarie per aumentare le visite del tuo blog. Anzi, mi correggo: per creare contenuti capaci di attirare nuove visite in target. Case study Una categoria di post che riesce a ottenere sempre un buon successo tra gli addetti ai lavori. I case study riescono a raggiungere buoni risultati perché, se confezionati a regola d’arte, rappresentano un’occasione di crescita per il lettore. Un buon case study, infatti, nasce da...
Come rinforzare l’identità visual del tuo brand

Come rinforzare l’identità visual del tuo brand

Ho parlato dell’argomento visual storytelling, e ho individuato in questo settore una delle risorse fondamentali per il brand che vuole lavorare con il native advertising. Raccontare una storia è il modo migliore per coinvolgere l’utente, una strada che si allontana dalla pubblicità vista come interruzione. Ma l’importanza del visual non riguarda solo la narrazione di una storia: più […]

Ho parlato dell’argomento visual storytelling, e ho individuato in questo settore una delle risorse fondamentali per il brand che vuole lavorare con il native advertising. Raccontare una storia è il modo migliore per coinvolgere l’utente, una strada che si allontana dalla pubblicità vista come interruzione. Ma l’importanza del visual non riguarda solo la narrazione di una storia: più in generale abbraccia la narrazione dell’intero brand. Un brand che si propone al pubblico attraverso una serie di canali più o meno diretti. Può usare una headline, può comunicare attraverso un pay off, ma può sfruttare anche la forza del visual. Anzi, deve sfruttare la forza del visual. E lo deve fare a 360 gradi: sulla carta stampata, sul sito web e sui social. Affrontiamo quest’ultimo argomento: vuoi costruire un’identità social forte e riconoscibile? Ti lascio una serie di consigli presi da questo articolo di Hubspot e dalla mia esperienza personale. Segui i colori del tuo brand Probabilmnete all’inizio della tua avventura c’è stata una riflessione relativa ai colori del tuo brand. Hai scelto una grafica, un tema, un’identità. Hai lavorato sul significato dei colori, hai fatto riferimento agli studi legati a questo settore e hai preso una decisione. Ora i colori ti accompagnano ovunque. Anche sui social. Copertina e avatar sono dei riferimenti chiari della tua identità visuale, ma cerchi di insinuare i tuoi colori aziendali ovunque. Su Twitter, ad esempio, puoi dare ai link lo stesso colore del tuo brand. Ecco un esempio preso da Facebook: Questo è un post preso dalla pagina Facebook di Intesa Sanpaolo. La grafica racchiude un messaggio istituzionale, ma il tono non è inamidato. Ma non solo: hanno trasformato una semplice informazione...